Il congresso di rifondazione comunista si è chiuso, e al contrario di ogni più banale previsione ha visto trionfare la mozione dell’ ex ministro paolo ferrero. Da un lato tale vittoria è una sconfitta, perchè è stata mancata l’occasione di rifondare un partito che necessita urgentemente di un’attualizzazione delle sue linee programmatiche, ma dall’altro sintetizza l’incapacità, da parte degli stessi militanti comunisti, di ammodernarsi. Pertanto, Il vero problema di rifondazione comunista, non è il leaderismo a lungo condannato da vendola, quanto invece l’incapacità da parte del popolo di rifondazione di ridisegnarsi nell’ottica di una sinistra riformista. La vittoria di ferrero equivale alla vittoria di una sinistra retrò e conservatrice decisamente diversa, e forse meno opportuna per il partito, rispetto a quella immaginata dal comunista di nuova generazione vendola. In un momento in cui la sinistra radicale doveva rivedere le sue prospettive politiche, lasciando l’esclusiva del partito di lotta al nostalgico diliberto, l’elezione di ferrero rappresenta l’inizio di una regressione, che porterà il partito all’inevitabile emarginazione politica. Ferrero, infatti, riuscirà sicuramente a riportare l’ex partito di bertinotti in parlamento, ma al prezzo di un ruolo politico che li vedrà comunque tra i banchi dell’opposizione. A questo inoltre bisogna aggiungere quello che sarà il destino di quel 47% rappresentato da vendola all’interno del partito, e che difficilmente resterà per tre anni a fare opposizione al neo segretario ferrero, piuttosto infatti è probabile che finisca per confluire in quello che oggi è ancora un embrione dei nuovi ds ossia la corrente dalemiana red. Con ferrero ha dunque vinto l’orgoglio comunista, ma ha perso l’idea di un partito capace di guardare al suo futuro. Davvero un peccato, perchè vendola sarà pure un mediocre governatore, ma resta comunque un eccellente pensatore politico, e prova ne sia l’idea avveniristica di sinistra che si era immaginato per il suo partito.
Auro Buttiglione




