Lo definirei in linea di massima buono l’esecutivo del quarto governo berlusconi, con la presenza di uomini d’esperienza ma anche di personalità nuove e promettenti. Un’esecutivo quindi equlibrato, che vede nei veterani come maroni, matteoli, tremonti e frattini, il giusto contrappeso per supportare coloro che invece entrano a far parte di un governo per la prima volta come: carfagna, meloni o alfano. Incardinare alla guida dei ministeri più inportanti i navigati della politica è stato opportuno per garantirsi, con l’ausilio delle singole esperienze, un’efficente operatività, ma al tempo stesso impegnare in ministeri minori figure politiche nuove e per certi versi cariche di specifiche conoscenze tecniche, è stato altrettanto opportuno, considerato lo spirito riformatore ed innovativo che deve trainare il nuovo governo. Certo la scelta di includere la carfagna doveva essere maggiormente ponderata, visto la brevità della sua personale esperienza politica, ma tuttavia la limitata autonomia di un ministero senza portafoglio sarà sufficiente ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, nel senso che consentirà alla carfagna di esprimere nel modo migliore la sua nota buona volontà, senza però pagare il prezzo della poca esperienza accumulata. Discorso simile per fitto e meloni, che saranno a capo di due ministeri perfettamente a misura delle loro capacità e delle loro singole esperienze, dato infatti, che fitto proviene da un lungo percorso nella politica regionale e la meloni da uno, altrettanto lungo, negli apparati giovanili di an. Stesso dicasi, infine, per alfano che sebbene chiamato a dirigere il ministero più carico di responsabilità, godrà proprio per questo di una maggiore attenzione da parte di berlusconi e letta, e questo insieme alla sua esperienza di giurista oltre che di politico, non potrà che aiutarlo a trovare la migliore applicazione. Sulle restanti matricole come: zaia o gelmini, non c’è per il momento nulla da aggiungere, ma considerate le specifiche competenze tecniche e politiche maturate soprattutto da zaia, credo sia stato opportuno valorizzarne le capacità. Certamente la lega ha strappato ministeri importanti, ma sebbene bossi e calderoli siano riusciti ad aggiudicarsi rispettivamente quelli delle riforme e della semplificazione legislativa, comunque godranno di un’autonomia rallentata, trattandosi di due ministeri senza portafoglio, e questo da un punto di vista politico non’è poco. Ma volendo essere più espliciti nel caso di calderoli, bisogna ringraziare il giovane gheddafi, dato che il ridimensionamento dell’istrionico leghista va letto anche in chiave libica. Tuttavia incastrare uomini della lega e di alleanza nazionale ai ministeri dell: interno,della difesa e delle politiche comunitarie, non può che favorire una soluzione dell’annoso problema della sicurezza. Ci sono in definitiva dei presupposti interessanti e promettenti, che adesso dovranno trovare concretezza nei fatti e senza alcun alibi, visto oltretutto che il pungolo del governo ombra, sarà soltanto l’ennesimo tentativo per spacciare come nuovo un modo di fare politica che in realtà è vecchio. In altre parole solo un modo diverso per identificare, quella che un tempo si chiamava opposizione.

Auro Buttiglione