Toccare l’argomento di moro non è cosa semplice, ma nel trentennale della sua scomparsa è opportuno fare alcune osservazioni. In queste settimane sono molte le manifestazioni organizzate in memoria dello statista, ma soprattutto sono molti, come da consuetudine, coloro che cercano di attribuirsene l’eredità politica. Per una volta credo che abbia ragione chi sostiene che, il patrimonio di moro, non abbia eredi se non i cittadini del paese che lui stesso ha servito. Attribuirsene l’eredità da parte di una parte rispetto ad un’altra è infatti riduttivo, perchè significherebbe dopo diversi anni, non aver ancora compreso la reale portata che lo stesso statista intendeva dare alla sua lungimiranza. D’alema, tanto per fare un’esempio, ha infatti rivendicato l’esistenza delle prospettive morotee, in quella che è l’idea politica del pd, ma magari pur avendo apparentemente ragione, dimentica che l’avvicinarsi di culture politiche contrapposte da parte di moro, era intesa non come una forma di sopravvivenza politica, ma come una forma di sopravvivenza dell’ideale primario della politica ossia: il famoso bene comune. Individuare nel modello politico del pd oltretutto in salsa radicale e giustizialista, la sintesi dell’idea morotea, è quanto di più azzardato un politico di lungo corso possa fare. Ma daltronde non è solo nello slancio di d’alema che è insita la lontananza dell’attuale sistema dal pensiero di moro. Allo stato attuale, infatti, la politica e tutto quello che le è collaterale, non è stata in grado di mantenere vivo nelle nuove generazioni l’insegnamento politico e civile dello statista. A distanza di trent’anni, parlare di moro significa parlare di un periodo buio per il paese, ma senza nulla togliere alla gravità di quel momento storico, oggi la figura di aldo moro dovrebbe iniziare ad essere ricordata per il contributo di idee, a distanza di trent’anni così fortemente attuali, che lo statista ha offerto all’italia democratica sin dalla costituente. Nelle generazioni nate all’indomani della scomparsa del segretario della dc, rimane un ricordo legato a qualche pensiero oppure a qualche storica foto del sequestro, ma al di là di questo manca la consapevolezza di quanto siano ancora attuali certe prospettive morotee. Il senso della commemorazione dovrebbe essere indirizzato in questo senso, ma purtroppo nè la politica nè tantomeno l’opinione pubblica lo hanno ancora a mente, e per questa ragione si è ancora molto lontani dal poter dire di aver ereditato un’idea così lungimirante e sana di politica. Si inizi quindi a raccontare meglio e in maniera più incisiva l’idea morotea dello stato e della società alle nuove generazioni, soprattutto in un momento di così tale distanza dei giovani dalla politica, si cerchi di ricongiungere al senso civico ogni singola visione della collettività che ha ogni singolo cittadino, perchè solo così si potrà onorare il pensiero di chi ha speso la sua esistenza per il bene comune dell’italia e dei suoi giovani.

Auro Buttiglione