Gli Stati Uniti sono una grande nazione perchè grande è il loro senso di democrazia. Nella giornata di ieri, si sono tenute le primarie negli stati dell’Ohio, Texas, Rhode Island e Vermont. Hillary Clinton si è aggiudicata i primi tre, lasciando ad Obama solo il piccolissimo (23 delegati) stato del Vermont. Certo, nella conta dei delegati il Senatore dell’Illinois rimane ancora in testa, ma il dato importantissimo è che quella che sarebbe dovuta essere la Caporetto di Hillary si è trasformata nella sua riscossa. Data addirittura prossima al ritiro una settimana fa, sconfitta 11 volte di fila in altrettanti stati, la piccola (solo di statura beninteso) Hilly ha suonato la carica stupendo ancora non solo l’America ma anche chi come me segue da lontano le Primarie Americane. Ovviamente la sostanziale parità tra i due rimane, sia come preferenze nelle primarie sia come delegati alla Convention (77 in più per Obama), ed in ogni caso superdelegati a parte chi rincorre l’altro è la Senatrice dello Stato di New York. Questo significa che i giochi rimangono aperti forse anche più di ieri, dato che l’unica differenza è che la Clinton ha accorciato le distanze ed ora sia lei sia i suoi supporters hanno il morale alle stelle, convinti più che mai di potercela fare.

Senza dubbio l’età, la classe e lo stile di Obama, la trascinante “ars oratoria” con cui incanta sopratutto i giovani, i costanti paragoni (a mio avviso troppo generosi) con JFK, hanno creato nell’immaginario collettivo americano l’incarnazione di un vero leader. Ed un fatto positivo sia per lui che per il suo partito, ma se venisse eletto sarebbe davvero all’altezza di un così oneroso impegno? Di sicuro, se così non fosse, a patirne prima di lui sarebbero gli americani che l’hanno messo a sedere sulla poltrona più dorata che hanno a disposizione. Sino ad oggi non ha dimostrato nulla se non di essere un grandissimo comunicatore, infatti a mio avviso non tutti sarebbero stati in grado di giocarsi così la Nomination contro Hillary Clinton. Ma il ragazzone dell’Illinois pecca senza dubbio di inesperienza, perchè un mandato da Senatore a Washington non può essere considerato pedigree sufficiente per poter essere eletto a Presidente degli Stati Uniti. Sfortunatamente per lui invece Hilly ha maturato un’esperienza sia al fianco del grande marito Bill, sia seguendo la sua strada, degna della carica per cui si è candidata. Di certo l’esperienza non basta per essere un buon Presidente, sono ben altre le doti di cui deve essere dotato un uomo per ricoprire un’incarico così alto, ma è senza dubbio requisito di base per poter solo considerare la possibilità di candidarsi.

E così quando mancano solo 11 stati al termine, la corsa alla Nomination si fa sempre più viva e interessante, confermando ancora una volta che le Primarie all’americana sono veramente un grande esercizio di democrazia, ove il voto del cittadino può essere determinante in qualsiasi momento. L’America è il paese delle possibilità dicevano, lo hanno dimostrato ancora una volta, beati loro…

Danilo G. Cacucciolo