Data ormai per scontata la nomination repubblicana per il veterano della guerra in Vietnam, John McCain, l’attenzione si è focalizzata definitivamente sul testa a testa tra i due candidati del Partito Democratico. La sfida è ancor più interessante se si pensa che nella conta dei delegati non solo Obama è in testa, 1316 contro i 1241 di Hillary Clinton, ma anche perchè a quanto pare i superdelegati, che in un primo momento sembravano essere per lo più dalla parte della Senatrice dello stato di New York, si stanno spostando sempre più dalla parte di Barak Obama. Superdelegati che a meno di un exploit di uno o dell’altro candidato nel voto del 4 marzo, cosa alquanto improbabile data la sostanziale parità sino a questo momento, risulteranno essere decisivi. A rendere ancora più incerto l’esito è proprio la peculiare indipendenza di questi elettori che non avendo vincolo di voto sono incontrollabili e imprevedibili.

Inoltre, altro dato particolarmente interessante, il Senatore nero non ha mai perso dopo il voto del Supermartedì (5 febbraio) e sembra ogni giorno più lanciato verso la nomination, complice la notevole devoluzione di danaro (che figura essere un contributo per le spese elettorali) in favore dei superdelegati che ammonterebbe a più di 600 mila dollari (circa il triplo di quanto ha dato sino ad ora Hillary). Insomma i giochi sono apertissimi ed ogni previsione ad oggi risulterebbe azzardata, senza dubbio il modo in cui stanno gestendo la campagna elettorale evidenzia il fatto che sarebbero ambedue degli ottimi Presidenti, o se non altro il voto sino ad oggi sembrebbe auspicare un ticket Obama-Clinton o viceversa. Per dirla alla Obama: “Yes we can”.

Danilo G. Cacucciolo