In questi giorni in cui l’emergenza rifiuti è diventata più che mai evidente, ho evitato volutamente qualche apposita riflessione non per indifferenza verso questo annoso problema, quanto per la speranza che almeno l’arrivo del nuovo commissario potesse ridimensionare il generale allarmismo. Invece come immaginavo anche De Gennaro, almeno per il momento, non ha fatto seguire delle concrete azioni di intervento. Con questo non intendo mettere in discussione le comprovate capacità del Prefetto, quanto invece evidenziare l’ennesimo errore di un governo, che si trova a fare i conti con le conseguenze di una errata politica ambientale, che certamente andrebbero attribuite anche ai predecessori dell’attuale esecutivo, ma quelli almeno non avevano Pecoraro Scanio; il chè rappresenta un alibi incontrovertibile. Sebbene De Gennaro sia un volenteroso, difficilmente riuscirà a fare meglio dei suoi predecessori, e pertanto anche la sua esperienza rischia di chiudersi con un nulla di fatto, dato che la crisi della Campania è ormai cronica (prova ne siano i 14 anni di commissariamento), e pertanto non saranno certamente i super poteri conferitigli da Prodi a facilitargli la risoluzione del problema. Inoltre, alla luce dei tafferugli che un pò dovunque stanno sfatando l’illusione prodiana di un’Italia solidale verso se stessa, ritrovo i sintomi di un male molto più diffuso e che oggi forse per tradizione e convinzione comune, un pò tutti ritenevamo isolato alla sola Campania. Il rifiuto categorico di gran parte delle regioni ad accogliere i rifiuti campani, evidenzia infatti una situazione a ridosso della crisi in molte regioni, e per questo pocanzi parlavo di un generale fallimento delle politiche ambientali. L’emergenza campana, proprio per queste ragioni, doveva essere gestita in maniera diversa, partendo innanzitutto dal commissariamento della regione e dalla rimozione di Pecoraro. Il governo non avrebbe dovuto distrarsi dalla realtà campana, pur nel tentativo di interessarsene, conferendo pieni poteri a De Gennaro ma lasciandolo di fatto, come i suoi predecessori, da solo. Il neo commissario andava sì delegato di pieni poteri, ma in un contesto che lo vedesse coadiuvato comunque dal governo, e per questo occoreva istituire un coordinamento composto da qualificate figure tecniche e politiche non escluso qualche vice ministro. Questo a mio avviso doveva essere il punto di partenza di una manovra maggiormente incisiva, che partisse dal presupposto, che una politica ambientale messa di traverso alla costruzione degli inceneritori non è più ammissibile!! A maggior ragione se consideriamo che la crisi della campania è stata determinata dall’inattività di 7 inceneritori, in disuso per motivi ambientali e burocratici. Occorre cambiare il metodo d’intervento, capendo una volta per sempre che non si pùò più pretendere che la sola raccolta differenziata basti a ripulire l’Italia. Aspetto di vedere se l’emergenza rifiuti, una volta rientrata, riuscirà a fare capire l’urgenza di tali interventi; nel frattempo confido nelle capacità dell’ennesimo commissario mandato in campania, e nel destino di Prodi.

Auro Buttiglione